lunedì 16 gennaio 2017

Mi illumino d'incenso

courtesy Nature Human Behaviour


Ai tempi dei miei studi universitari si usava raccomandare a noi studenti, posti di fronte ad una diagnosi di disturbo mentale, di escluderne per prima cosa la causa organica. Ovvero, chi ha comportamenti strani - ci dicevano - è disinibito, grottescamente geloso della mogliettina di settant'anni, insomma sembrerebbe matto, potrebbe invece avere un tumore cerebrale che, poverino, gli ha leso il gulliver proprio in quel punto fatidico.

Da tempo ci si interroga sul perché sia così difficile ragionare con chi, talmente fermo nelle proprie opinioni, non sente ragioni nemmeno di fronte all'evidenza che le confuta. Problema che molti di noi riscontrano avendo a che fare con piddini, euristi, debunkers, compagni che perseverano nello sbaglio e fedeli d'amore di ogni sorta. 
Nature ha pubblicato l'anno scorso questa ennesima ricerca sulle basi neurologiche della piddinitas, studiate attraverso il brain imaging, ma non pensate che sia qualcosa di clamoroso ed innovativo. In realtà sono più di vent'anni che gli psicologi sperimentali sperano che un cervello infilato in una risonanza magnetica o in una PET - sulla quale ai miei tempi si arrapavano i miei prof - si accenda come un flipper rispondendo alla loro domande sul mistero della mente umana e magari si metta a suonare il motivetto come l'astronave madre di "Incontri ravvicinati" (non perdete il video).




Quando ho letto l'articolo, mi scuserete, ho pensato: "Eccheppalle, ancora?"
Pallosi lo sono tutti gli articoli scientifici, purtroppo, a causa del fatto che non offrono certezze ma solo probabilità, altrimenti non sarebbero articoli scientifici. Non ci troverete mai il nome dell'assassino ma solo la probabilità che sia stato il maggiordomo piuttosto che la badante ventenne sposata al vecchio in articulo mortis, calcolata secondo i crismi del metodo scientifico e sempre esposta al rischio della successiva confutazione.
In questo caso specifico, i ricercatori hanno provato a scalfire le certezze di alcuni "liberals" (alias piddini di espressione statunitense) ponendo loro domande di conferma o smentita delle loro convinzioni. I risultati li sapevamo già ma non roviniamo la festa ai colleghi e diciamo loro "bravi" lo stesso. Secondo la ricerca, i liberals non sopportano che vengano messe in discussione le loro certezze, come quella di essere dalla parte giusta della storia, e il loro cervello si illumina di incenso quando li si pone di fronte alla fragilità da millefoglie delle loro credenze o l'irrealtà da foreste degli unicorni dei loro principi fondativi. In pratica, secondo la ricerca, si illuminano loro le regioni deputate alla difesa del proprio sé social(istica)mente strutturato e quelle che permettono la disconnessione con la realtà. Insomma il loro cervello entra in modalità di protezione "bla bla bla bla!!"

La cosa interessante è che, a quanto pare, il flipper si accende nelle regioni deputate a tutta quella serie di comportamenti che la psicanalisi chiama "resistenze" e meccanismi di difesa, che sarebbero reali - ma lo sapevamo - e che avrebbero quindi una base neurologica, per gli amanti della concretezza wetware. Inoltre, il liberal posto di fronte alla realtà non solo nega ma sembra utilizzare maggiormente le regioni più "emotive" del cervello. 
Qui c'è una forte contraddizione però, perché il cervello rettiliano - ovvero amigdala e insula - è quello preposto, si, alle emozioni di base, incluso l'ammmore e la pucciosità verso il prossimo, ma anche all'interpretazione della minaccia e della valutazione della reazione di fuga che può comprendere la lotta. Insomma è la parte del cervello dalla quale proviene il messaggio: "Scappa, che è meglio", che ti fa giudicare l'affidabilità delle persone e che assomiglia di più a quello animale che permette di attuare i comportamenti di sopravvivenza. L'amore, si, ma anche l'odio. O meglio il contrario dell'amore cieco. E, diciamolo, la reazione maschia alla durezza del vivere.
I liberals usano dunque le emozioni, si, ma come le donne, fidandosi troppo del proprio cuore a scapito dell'istinto e sembrano essersi interamente votati ultimamente al "fate l'amore, non fate la guerra" di un'eterna summer of love. 
Sarà per questo che non percepiscono il pericolo rappresentato da orde di maschi da sbarco in età militare e li vedono come "minori non accompagnati" per i quali si sciolgono di tenerezza come gelati in agosto?

Diciamo che, su tali individui, il frame della propaganda emotiva e buonista, nonchè emasculante da iperestrogenismo secondario da contatto con la femmina castrante, ha gioco facile perché sfrutta una debolezza intrinseca, una pericolosa alterazione della capacità immediata di giudizio accompagnata dalla carenza di risposta adeguata, provocata da uno spesso strato di costrutto cognitivo sclerotizzato guidato da emozioni forzatamente positive autoimposte che impedisce la normale reazione di fuga di fronte al pericolo. Una cosa che assomiglia tanto allo stato mentale dell'innamoramento adolescenziale.

Visto che, come scrivono gli autori della ricerca, pazienti con lesioni dell'amigdala mostrano una tendenza a fidarsi in maniera anomala degli estranei e perdono la capacità di riconoscere l'inganno, si potrebbe ipotizzare per la reattività di questi soggetti un'alterazione funzionale della regione sulla quale, a questo punto, oserei indagare anche dal punto di vista dei fattori ormonali. Fattori questi facilmente modulabili da interferenze ambientali e non solo culturali e costantemente sottovalutati.
Interessante comunque il fatto che, come dice Marcello Foa, "se la cornice è spessa il cervello rimuove tutto ciò che non rientra nel quadro. (cit.)" confermando quindi il ruolo delle resistenze e quello protettivo, consolatorio, appagante, "materno", del rinchiudersi al suo interno.

Ci si potrebbe chiedere, a questo punto, se la sclerosi della cornice, favorita da una forma di predisposizione ma sicuramente formatasi e consolidatasi nel tempo grazie a diversi fattori culturali e fisiologici, sia un processo reversibile. 
Mi sento, in quanto case study vivente, di confermare questa possibilità. Insomma, dalla piddinitas si può guarire e io lo dimostro.  Non so se sia stata la frullata ricevuta a causa di una infezione subita vent'anni fa o l'intenso lavoro psicoanalitico svolto per anni per risolvere alcune questioni personali. Lavoro che mi ha infine permesso di prendere coscienza dell'esistenza del male nei posti più inaspettati, della possibilità del tradimento da parte delle persone che non dovrebbero mai tradirti e della assoluta necessità di impegnarsi per superare i traumi vincendo la paura del cambiamento. Lavoro che consisteva essenzialmente nella rimozione di strati di concrezioni resistenziali e della distruzione di un negozio intero di cornici.

La strada per Damasco è tortuosa e terribile ma la guarigione comporta una sorta di illuminazione che non potrà mai essere evidenziata da alcuna macchina infernale ma solo sentita come una grande, vibrante liberazione che, in un barlume di umanità, mi sento di augurare di raggiungere a questi poveri infelici.

giovedì 12 gennaio 2017

Ecole Ab-Normale


Mi scuserà la filosofa Origgi dell'Ecole Normale Supérieure, d'ora in poi Ab-Normale, ma tutto ciò che seguirà se lo sarà cercato e ciò che ha scritto su Donald Trump sarà usato contro di lei. 
Mi riferisco a questo suo articolo stizzoso e d'ordinanza:

Donald Trump, fenomenologia di un americano medio rincretinito



Personalmente la qualifica di intellettuale mi fa orrore, preferendo quella antica di sapiente, ma essendo che ella ha invitato "sociologi, politologi, esperti di media, filosofi, psicanalisti, studiosi di retorica, spin doctor e altri intellettuali di vario genere a concentrarsi sulla questione"come uno squalo che percepisce una particella di sangue a un chilometro di distanza, mi sento chiamata in causa per una controanalisi.

Ab-Normale ha ascoltato "impietrita ed affascinata" la prima conferenza stampa di Trump dopo l'elezione e ne ha dedotto che è "un americano medio rincretinito" e che "non sa parlare".
Domanda. Ma Ab-normale, per giungere a questa importante scoperta scientifica ha ascoltato solo un discorso tra gli innumerevoli tenuti da Trump nell'ultimo anno? Giusto quello che le ha permesso di scrivere il compitino? Perché se è così noi scienziati lo considereremmo un campione non significativo. Se è questo il metodo, tremo all'idea di come sarà stata partorita dall'autrice e dal suo coautore la formula dell'italianità, che pretende di spiegare agli italiani quanto essi siano cialtroni, naturalmente nell'ottica del sano autorazzismo che sappiamo quanto sia fortemente incoraggiato tra i cosiddetti intellettuali, soprattutto quelli espatriati la cui mancanza non è sentita dal ministro Poletti.

Non per vantarmi, ma per farmi un'idea di colui che si apprestava a vincere a valanga le elezioni presidenziali USA (non occorreva essere indovini per capirlo, in ottobre, bastava calarsi nell'atmosfera entusiastica dei rallies di Trump e confrontarli con quella imbarazzante da sedie vuote di Hillary) mi sono ascoltata tutti gli ultimi discorsi della campagna del Donald, regolarmente trasmessi in diretta ogni sera su Youtube, non a caso medium snobbato da Ab-Normale in quanto troppo plebeo: "Trump parla come un americano medio rincretinito davanti alla tivù o a YouTube."

"Trump non sa parlare". Non che tartagli o incespichi o la tiri lunga e faccia addormentare ma perché usa parole semplici come "great, awsome, beautiful".

Ma Ab-normale, se ha un blog trilingue, oltre che trinariciuto, dovrebbe sapere che la lingua inglese parlata nelle colonie è caratterizzata vieppiù da un'estrema semplicità, sintesi ed immediatezza, che la maggior parte dei concetti nella lingua parlata vengono espressi con le forme get off, get on, take in, take out, go on, invece che con colte e sofisticate forme verbali. Ovvero gli americani non si esprimono con le raffinatezze di un Joyce o di un Tolkien - come neppure i sudditi di Sua Maestà, per altro - ma con la loro lingua talmente sintetica da essere più veloce delle loro pistole. Sarà grettezza, ricorderà un po' il romanesco del "aho, vie' qua, abbello, acornutoo!" rispetto al dolce stil novo, ma è per questo motivo che si fa prima ad inviare un SMS in inglese piuttosto che in italiano.

Ab-normale ha evocato gli spin doctor e qui, se non sbaglio, occorrerebbe ricordarle che il parlare chiaro e semplice, per un politico che non vive più ai tempi delle convergenze parallele, è considerato un pregio, non un difetto, ai sensi della comunicazione elettorale. Non a caso è il popolaccio che si esprime in democrazia con il voto, non la casta degli intellettuali e delle groupies vedove di Umberto Eco. Il popolaccio che scoreggia, rutta, guarda la tv e Youtube e non sa come sbarcare il lunario perché le fabbriche della sua città hanno chiuso tutte e la casa, offerta quasi in regalo dai criminali della finanza pochi anni fa, ora ti viene portata via dalla banca perché se perdi il lavoro perdi tutto. 
Il voto appartiene al popolo e quella classe media che per gli intellettuali khmer rouge a vita meritano solo di essere sterminati, magari grazie a feroci politiche economiche volute dalla peggiore aristocrazia reazionaria e che loro mettono in pratica da bravi e volonterosi carnefici.
E' a questo elettore calpesto e deriso che puntava il più fortunato slogan politico degli ultimi anni: "MAGA", "Make America Great Again", una fenomenale titillata alla più sensibile zona erogena dell'americano, il patriottismo, ma soprattutto l'invito ad avere speranza in un cambiamento, ad un ritorno della speranza. Il ritorno al mondo che avevamo e che non è vero che non tornerà più, perchè la storia non è finita ma continua e continuerà senza coloro che ne hanno strumentalmente proclamato la fine. 

Non possiamo sapere se Trump farà, vuol fare - o riuscirà a fare - veramente tutto ciò che ha promesso al suo elettorato ma sappiamo che dietro di lui ci sono molto probabilmente forze che si sono rese conto - per fortuna anche nostra - che così non si poteva più andare avanti. Che la strada intrapresa dal mondo negli ultimi quindici anni non poteva che portare alla sua distruzione. 
Lo testimoniano fino all'ultimo i patetici e scellerati movimenti di carri armati in prossimità del confine russo del teppista Obama a dieci giorni dalla sua uscita dalla Casa Bianca.  Queste forze stanche di guerra, stanche di mondialisti infiltrati ovunque e pronti a tutto, a mentire, a fabbricare intere teorie fondate sulla menzogna, financo ad uccidere i propri connazionali, ad umiliare l'esercito, a sovvertire l'ordine nazionale e internazionale, hanno scelto Trump come testimonial e lui si è rivelato efficace esecutore del compito assegnatogli. Uomo di spettacolo, sicuramente, ma niente affatto stupido come gli intellettualoids vorrebbero farci credere.
Intellettualoids che infatti stravedono per "il linguaggio alto di Obama". Niente, non si rassegnano alla dipartita del ragazzo immagine dei neocon che, chissà perché, qualcuno ha soprannominato Drone-man.

E' la partigianeria del vecchio corso che non si è ancora accorto di essere finito, kaputt, che fa schiumare rabbia a quelli come Ab-normale, secondo la quale la presidenza Trump "evocherebbe il nazismo". La storia del "he's literally Hitler" che ce li ha francamente spappolati.
Una fallacia, oltretutto, visto che Ab-Normale non ha ancora visto un giorno di presidenza Trump, a meno che non possieda una DeLorean in grado di viaggiare nel futuro. Ella parla solo per partito preso, per slogan preconfezionati, per bocca di quella monocultura mondialista sonoramente trombata nella persona di Hillary Clinton ed il cui declino è stato suggellato dal fallimento del doppio mandato Obama, che nessuno rimpiangerà tranne qualche patetica Norma Desmond del cinema. Con la sua reductio ad mikebongiornum di Trump, buona giusto per la nostra stampa decadente, Ab-normale dà l'impressione di non aver approfondito il fenomeno dal punto di vista politico, di non aver indagato le vere ragioni sottostanti la nascita del "movimento" di Trump e chi vi sia dietro a livello "colto".
Forse, più che divinare un futuro distopico che è già qui da anni, sarebbe più interessante studiare perché, storicamente, dopo le Weimar e le Unidad Popular arrivano i nazismi e i Pinochet. Aiuterebbe a non ripeterne gli errori.



domenica 1 gennaio 2017

Buon 17, anno nuovamente rivoluzionario


Non sentite anche voi un certo odorino di centenario? Di imminente rivoluzione e rovesciamento dei rapporti di forza e della fine di tutta questa fottutissima negatività calata sul mondo come un tetro incantesimo scagliato da un mago potentissimo e incarognito? Di un diciassette che, contro tutte le nomee di sfortuna, porterà bene?
Perché l'anno appena schiattato non è stato totalmente malvagio, anche se ormai lo fanno passare solo per l'anno nero, l'annus horribilis (come direbbe Betty) delle star del circo dello spettacolo che la casualità ha voluto lasciassero una quarantina di cadaveri in pegno, in gran parte dovuti a scadenza di vite vissute assai spericolatamente ed anime vendute al demone del successo. Nessun cinismo o moralismo, semplice constatazione che, in barba al pensiero magico che vorrebbe i semidei simili agli dei in quanto ad immortalità, in fondo noi umani siamo quasi sempre artefici del nostro destino. 


Il sedici è stato positivo - dopotutto nella Smorfia rappresenta il culo - perché ci ha portato la Brexit e Trump contro ogni aspettativa e programma del Male che ci governa ma, soprattutto, ha messo le basi per la cacciata, proprio in questo diciasette,  di altri simpatici europoidi come Hollande e Merkel, attraverso un grande risveglio della volontà popolare, della voglia di determinare il corso della politica attraverso la consultazione elettorale, segno inequivocabile di riscoperta del valore della democrazia. Non dimentichiamo che, nonostante il governucolo in copia carbone del conte di Filottrano, anche Renzi, grazie al referendum che ha visto il quasi plebiscito del NO, per ora è finito lontano dai nostri occhi e, conseguentemente, dai nostri cuori.
Un triplete niente male, insomma. Per questo i burattinai schiumano di rabbia contro i popoli che osano rovinare i loro piani e strologano su come arginare il mare dell'informazione continuando a delegarla solo ai loro ignobili servi del mainstream, che nessuno più ascolta e che sono ormai percepiti come i lacché della situazione, se vi ricordate la fine che fecero i lacché. Purtroppo per loro, il bambino che gridava "l'imperatore è nudo" si è oramai replicato su milioni di ripetitori; le nudità o menzogne ufficiali vengono scrinsciottate e salvate su milioni di memorie che sono incontrollabili a meno di chiudere totalmente Internet ammettendo di essere una sporca dittatura oscurantista come la Cina, cosa che però impedirebbe agli adorati ospiti africani di navigare a sbafo 24h24.

Direte, ma al pupo diciassette non era stato nemmeno reciso il cordone ombelicale che già si verificava l'ennesima strage sanguinosa. Erdogan, che è nu fetiente ma non è scemo, sta cercando disperatamente da tempo di riposizionarsi nel nuovo corso in arrivo e per questo è stato prima punito con un mezzo golpe e poi con la freschissima strage di Capodanno nel night-club perpetrata, hanno affabulato, dal killer vestito da Babbo Natale. Non c'è niente da fare, la narrazione Oswald è più forte di loro. Non ci rinunciano nemmeno se le prime testimonianze sono come sempre quelle che contano e affermano che, oltre a Babbo Natale, sparavano anche le renne, e dando l'impressione di non aver fatto altro nella vita. E, ricordate, pochi giorni fa c'era stato quello strano man in black che aveva fatto secco l'ambasciatore russo ad Ankara.


Le ultime - speriamo - zampate del Grinch, ormai finito a comportarsi come il peggior gangsta di strada di Chicago e deciso a lasciare la Casa Bianca non prima di aver tagliato i materassi, cacato sui tappeti, frantumato tutti i vetri a sprangate e dato fuoco alla limousine presidenziale. Ma perché gettare al vento così decenni di antirazzismo, perché? Il peggior presidente della storia americana ci lascia con la consapevolezza che la comunità nera non si meritava davvero un primo presidente inquantonero del genere, che termina il suo doppio mandato trasformandosi nel presidente nero disegnato da uno del KKK.
Non se lo meritava e difatti stavolta non ha votato Hillary & the Dems, la serial mom dell'entità sovranazionale che ha superato in nequizia il vecchio complesso militare industriale di Eisenhower. Ha votato Trump e i vecchi attivisti delle Pantere Nere, quelli che si fecero la galera negli anni '60, mica i dottorini meticci con il complesso della mamma bianca di oggi, non si fanno fregare dagli inganni della propaganda di chi vorrebbe lo scontro razziale permanente in America e nel mondo. Oh, quanto bene li conoscono i loro polli!


"E' ovvio che il mainstream e la CIA ecc. stiano ancora cercando di destabilizzare il popolo americano e il presidente eletto Trump. SIATE VIGILI!"

Coraggio, mancano venti giorni e poi si ricomincerà a fare politica internazionale sul serio anche allo scoperto, smammato il teppista che, in meno di una quindicina di giorni è riuscito a far quasi rompere le relazioni degli Stati Uniti con l'alleato più importante nel M.O. Israele, con quello  strategico nel Mediterraneo, la Turchia e a provocare pericolosamente l'avversario di sempre, la Russia.
Per fortuna Putin, inviando il suo machittesencula di fine anno al rabbioso inquantonero, ha detto che preferisce attendere di poter parlare con Trump, finalmente tra adulti e di cose serie.

Ieri sera in Europa è stata anche la serata tradizionale delle menzogne presidenziali a reti unificate. Tra le certezze del diciassette, sulla quale potete iniziare a giubilare, vi sarà la cacciata del poraccio Hollande, mentre su quella della Merkel vi sono buone speranze.
Guardate lo sguardo di questa pazza, della stessa che l'anno scorso, sempre vestita con la stagnola dei cioccolatini ma allora di rosso come la vergogna, si faceva sottotitolare in arabo il suo inno alla gioia dell'invasione mentre la feccia nordafricana, sempre pronta all'occasione a fare da goumier, stuprava le sue connazionali a Colonia.
Quest'anno ha affermato, da vera "Madre (Ma Con Quale) Coraggio" che  "combatteremo il terrorismo con la compassione". Ci vogliono più migranti, ovvero il grande ritorno del "noi tireremo diritto", tipico di tutte le dittature morenti.

Quello che non vi ha detto, limitandosi alla ripetizione dell'imperativo categorico dei leader europoidi suoi pari, il famoso "sparecchiate" a popoli europei sempre più stanchi di "diversità" imposta e coabitazione forzata con estranei che induce un inevitabile e reciproco razzismo, è che la Germania sta rimpatriando a forza molti dei migranti fatti arrivare in un primo momento con l'idea di inserirli nell'ingranaggio dello sfruttamento industriale e poi risultati inidonei e per giunta molesti. Al Jazeera sostiene in questo articolo che siano stati 12.000 i soli afghani deportati, alcuni dei quali prelevati a casa di notte e portati via in manette. Altri migranti  se ne stanno andando di loro volontà. 55.000 l'anno scorso. Quindi con una faccia la Merkel recita la parte della compassionevole mammona dei profughi e con l'altra tenta di pararsi il culo dalle ire dei connazionali che potrebbero volerla punire alle prossime elezioni cacciando gli stessi "profughi".
Compassione merkeliana che, naturalmente, non è destinata ai greci, come non si stanca di ripetere il suo ministro che non possiamo insultare perché sarebbe oltraggio ai diversamente abili. Non è curioso che i tedeschi, che riescono a reprimere la pulsione genocidaria con tutti i popoli e popolacci del mondo non riescano a non ridiventare, nei confronti del popolo greco, i cari vecchi terminator nazisti di una volta?
Che, tra parentesi, siamo stanchi da morire anche delle loro intemperanze, possiamo dirlo?

Se gli inquantoneri piangono, quindi, le inquantodonne non ridono. Le inquantocuoche di Lenin, seppure laureate in fisica, è ora che vengano rispedite in cucina, che levino inoltre le loro menopausiche caldane dalle poltrone dei ministeri della difesa, lasciando il campo a chi la pace l'ha fatta per secoli attraverso la guerra combattuta personalmente lasciandoci gambe, braccia e la vita stessa, ovvero gli uomini. E' tempo che, anche per le donne in politica, si cominci a premiare solo il merito e la competenza e non l'inquantodonnismo di per sé che viene monopolizzato da queste streghe travestite da agnelle che utilizzano gli ultimi estrogeni in canna per irrorare il mondo del loro mammismo fasullo. Uno dei gas più venefici mai ideato da utilizzare come arma chimica, il buonismo che secca all'istante gli attributi e ci rende passive vittime sacrificali.

Come spiraglio di ottimismo per l'anno che viene, sembra che le manovre tedesche  di respingimento al mittente del pacco migranti confezionato dai vari Soros stiano convincendo anche il governo del signor conte che, con un clamoroso contrordine compagni affidato al poliziotto cattivo Minniti, annuncia che "aumenteranno i respingimenti e i rimpatri e riapriranno i CIE".
Magari iniziare anche ad impedire alle navi delle ONG di traghettare clandestini a migliaia sarebbe un ottimo inizio. Ci si arriverà, è inevitabile. Ci arriveranno quando sentiranno il fiato degli inseguitori sul collo.
Si, decisamente, aperto il pacco migranti, una gran delusione. La merce non era mica come sul catalogo. Càpita, quando si comprano schiavi a scatola chiusa.

Ieri sera il mio televisore è rimasto volutamente spento. Un assaggio di ciò che mi sono persa vi farà capire il perché.


Ci scusiamo per l'interruzione. In sostituzione, vogliate gradire Vittorio Sgarbi.



Per conto mio, auguro buon anno ai sinceri ad oltranza, a chi non ha paura di vedere e dire la verità. A chi ha il coraggio di quella bestemmia che perfino Dio approverebbe.
A chi sa che non può esserci misericordia senza giustizia. A chi riesce a riconoscere il male trasvestito da bene, a chi non si fa incantare dalle sirene. A chi ragiona con la propria testa ed ha il coraggio di essere folle tra i sani e sano tra i folli. A chi è disposto a non credere a tutto ciò che legge e a non condividere tutto ciò che scrive chi pure si condivide. Buon anno a chi è disposto a non rinunciare alla libertà, alla parola, alla democrazia, alla civiltà, al progresso raggiunto, al benessere conquistato a morsi e calci. A chi ha voglia di difendere ancora questo meraviglioso paese. Non sarà facile ma ce la faremo. Come sempre.

Buon anno di rinascita a chi se lo merita.

sabato 24 dicembre 2016

Il Natale è ad Aleppo


"In diretta da Aleppo. I siriani festeggiano la liberazione dall'occupazione di Al-Qaeda. Perché non c'è la fila dei corrispondenti occidentali per raccontarla?"

Già, perché? La risposta la conoscete.
Sarei tentata di non scrivere altro, dopo questo tweet di Sarah Adballah. Voglio solo guardare senza mai stancarmene e condividere con voi queste immagini del più bel Natale di quest'anno; da una città liberata, da un paese dove "santa" cristiani e islamici festeggiano di nuovo assieme il Natale, dove si festeggia per strada, si fa musica, si illuminano le strade con le luci colorate, si è ricominciato a giocare il campionato di calcio e quello di basket e stasera si celebrerà di nuovo la S. Messa ad Aleppo in una cattedrale semidistrutta. 
Vi lascio queste immagini (OSCURATE da tutti i merdia) da un paese e da un popolo che merita di ricominciare a vivere e di essere lasciato in PACE. Con un ringraziamento a Naman Tarcha, a Sarah Abdallah, a maytham e a tutti coloro che, in questi mesi ci hanno tenuti informati e hanno condiviso con noi, momento per momento, questo lungo cammino dei siriani verso la libertà.

Babbi Natale cristiani e islamici assieme per le vie di Damasco.  (fonte maytham)

Un asilo a Damasco. (fonte maytham)

Oggi, marcia per la Pace ad Aleppo. (fonte Naman Tarcha)
Il Presepe  realizzato da un artista di Aleppo nella Cattedrale di S. Elia saccheggiata, dove si terrà la Messa di Natale. (fonte Naman Tarcha)






Nel frattempo i russi, quelli che, secondo i merdia e quel covo di serpenti velenosi che è l'ONU, "ucciderebbero donne e bambini", consegnano aiuti alla popolazione. Avete visto queste immagini nei nostri immondi TG?





Vigilia di Natale a Homs.  (fonte maytham)
Buon Natale, fratelli siriani. E che sia un Buon Natale, prima o poi, anche per noi. Per questa povera Europa okkupata dove il presepe e l'albero è meglio non farli perché potrebbero offendere qualcuno.

Buon Natale anche ai miei lettori.


mercoledì 21 dicembre 2016

Terrorismo hollywoodiano e l'accelerazione finale della propaganda noborderline



Guardare i telegiornali, o le news, per non suonare antichi, comincia a rappresentare la perfetta metafora del ben noto osservatorio dell'abisso nicciano. Un'esperienza nella quale si rischia seriamente di perdere il senso della distinzione tra realtà e reality, tra vero e falso, tra resoconto e sceneggiatura. Come se il dogma mondialista dell'eliminazione dei confini e delle frontiere, nel suo dilagare neoplastico in ogni cellula del tessuto sociale, riguardasse ormai anche quelli, fondamentali, dell'IO. Confini, tra percezione ed allucinazione, tra mondo reale ed immaginario, che normalmente ci impediscono di cadere nel baratro della scissione  della follia. 
Il risultato di questa sindrome noborderline indotta è l'acquisizione di un nuovo privilegio. Ovvero, quando ascoltiamo la versione dei "fatti" mediata dalla propaganda, a noi tutti viene concesso di sperimentare la vertigine della follia istituzionalizzata, la libera uscita per un momento nel delirio. "Siate affamati, siate folli", lasciò profeticamente detto e non a caso il più celebre "profugo siriano", una volta divenuto creatore di costosissimi gingilli high-tech,  si dice preconizzati grazie alle visioni offerte da trip lisergici.

Di siriano il figlio adottivo Steve Jobs aveva solo il padre naturale ma per la propaganda noborderline egli diventa "profugo siriano", immortalato in questo murale di Bansky.

La concessione, da parte del potere elitario, del privilegio di essere folli a comando, assomiglia a quella che permette a determinate umanità colorate di poter essere razziste fino all'eliminazionismo nei confronti di altre ("Black Lives Matter" e tutta la propaganda contro il "suprematismo del maschio bianco"). Un'élite che quindi si diverte a spostare su un mixer ideale le leve dei sentimenti, delle passioni, degli atteggiamenti e dei pregiudizi - su il pietismo, giù il nazionalismo, un po' di effetto eco autorazzista, un vibrato buonista, vai con le grancasse dell'irreversibilità made in TINA. 

La psyop, l'operazione psicologica, viene ultimamente spinta a livelli parossistici, e chi la dirige è sempre più incurante del senso del ridicolo delle sue argomentazioni, tali che rischiano infine di farla scoprire, e del fatto, purtroppo per lui, che sempre di più chi la subisce si è addestrato, per legittima difesa, al fact checking e all'incredulità acquisita proprio grazie alle sparate sempre più inverosimili che gli tocca di ascoltare.
Ai tempi di Goebbels, quando c'era solo un abbozzo di moderna società della comunicazione, poteva essere vero che "una bugia, tanto più grossa fosse stata, tanto più sarebbe stata creduta" ma oggi questo postulato sta diventando sempre meno valido, grazie all'interconnessione di milioni di nodi di una rete di comunicazione che, più che virtuale, è ormai neuronale, ovvero fisica e nella quale ogni nodo, ovvero ognuno di noi, è in grado di produrre informazione e soprattuto controllare, confermare o confutare quella altrui, inclusa naturalmente quella fornita dalla propaganda.
Credendo di avere a che fare ancora con le folle di Gustave Le Bon alle quali, come diceva Benito, piace essere fottute, la propaganda fa un uso talmente spregiudicato della finzione, della citazione cinematografica, dell'affabulazione controfattuale da fumetto o cartone animato, e dell'utilizzo di stilemi riconoscibilissimi e ricorrenti, che ormai sta svelando ogni suo trucco, perdendo così di "credibilità". Meno la crediamo e più di conseguenza la propaganda perde i suoi superpoteri di persuasione, più essa si fa assurda, violenta, irrazionale, antilogica. Con la speranza che un giorno imploda su sé stessa e anneghi nell'ignominia.

Prendiamo i due ultimi esempi di quella che, per comodità, chiameremo ancora cronaca. Cronaca della Strategia della Tensione 2.0, per l'esattezza.
Nell'episodio dell'assassinio in diretta in una galleria d'arte dell'ambasciatore russo in Turchia vediamo un "man in black" sparare a Karlov gridando "Allahu akbar". Uno che assomiglia sputato al fedelissimo angelo custode di Frank Underwood, l'eroico Meechum di "House of Cards", tra l'altro. 



Va bene, è un caso. I men in black si assomigliano un po' tutti. Costui, che verrà ucciso - ci raccontano - poco dopo l'assassinio di Karlov dalle forze speciali intervenute sul posto,  era un agente turco di 22 anni, Mevlut Mert Altintas. Se si ignorano le motivazioni dell'uccisione dell'ambasciatore, tuttavia non si capisce perché Enrico Mentana nel suo TG abbia negato, scegliendo la formula dubitativa, che Meechum-Mevlut avesse gridato l'invocazione ad Allah. Eppure nel video dell'assassinio la frase si sente benissimo, più volte. Forse perché il terrorismo islamico non s'ha da nominare? Da negare o suggerire ma mai da confermare, sì da lasciare l'uditorio nel dubbio e nella cara e vecchia incertezza da lupara bianca? Curioso anche che il resoconto di questo assassinio da parte dei nostri TG ricalchi perfettamente la versione ufficiale erdoganiana. Ovvero, "ha stato Gulen", il magnate filantropo (se mi passate l'ossimoro) che già mesi fa tentò di rovesciare il presidente turco con un golpe poi abortito. Se volete la mia impressione, Erdogan è in quella lista nera di personaggi collusi con il regime neocon e, se il vento cambierà veramente direzione a Washington, al prossimo golpe non dovrebbe passarla liscia. My two cents.

La propaganda, per tornare a noi, lascia tracce come il sangue, che voi potete rivelare usando il Luminol della logica. Se una storia non vi quadra, è piena di contraddizioni o palesi assurdità, potete stare certi che si tratta di propaganda.
Sentite appunto lo sparatore gridare distintamente "Allahu abkar" ma vi dicono che non è certo che lo abbia gridato. "Mi dicono che non è vero" era una celebre gag di Alighiero Noschese quando imitava il giornalista del TG Mario Pastore. 
Ovvero, non dovete credere alle vostre orecchie ma solo a quello che vi diciamo NOI. Il che fa il paio con il secondo postulato: "Non dovete credere nemmeno ai vostri occhi ma a quello che vi mostriamo NOI". Come quando vedete due grattacieli con struttura in acciaio polverizzarsi in pochi secondi e vi viene da pensare ad una demolizione controllata compiuta con un nuovo tipo di esplosivo mai utilizzato in precedenza e loro vi rispondono con l'Attivissimo che spiega, con la solita fallacia dell'argumentum ab auctoritate, e guardandovi con il tipico sguardo di commiserazione del debunker, che "tutti gli esperti hanno affermato che tutti i grattacieli in acciaio colpiti da un'incendio come quello si sciolgono per il calore. Lo sanno tutti."

L'altro recentissimo caso di cronaca dove la propaganda proprio in queste ore sta raggiungendo vette di sublime nequizia è l'attentato di Berlino al mercatino di Natale, eseguito con la modalità del TIR lanciato sulla folla, come già accaduto il 14 luglio scorso a Nizza.
Non viene nominato il terrorismo islamico, nonostante tempo fa i soliti canali di gossip jihadista avessero suggerito la possibilità di attentati da compiere contro i crociati durante il periodo natalizio e nonostante Mentana abbia mostrato la rivista jihadista con le istruzioni per compiere una strage di crociati con il TIR e la solita Katz abbia sventolato la rivendicazione dell'ISIS. La matrice potrebbe quindi essere chiara, eppure si tergiversa, si sussurra ma non si grida, e anche questa narrazione post terroristica è all'insegna del negazionismo. Niente è certo, non si sa, boh, chissà, non ci sono certezze. Ripetiamo, non si può dire che, niente è sicuro.
Niente è provato, tranne la storia della vittima italiana. Un nome senza corpo. Dispersa, irreperibile ma sicuramente morta. Sulla quale si fanno titoli come questo:


Avete presente i grandi detective, ovvero quelli dei telefilm polizieschi, che si insospettiscono e costruiscono pazientemente la rete nella quale finirà l'insospettabile colpevole partendo da una piccolissima incongruenza, un capello fuori posto, una nota stonata, un bullone finito nell'ingranaggio che provoca il grippaggio di tutto il meccanismo? Ebbene, in questo caso è quel padre che non si illude.
Un padre che, il giorno stesso della scomparsa di un figlio, afferma "é finita" è un padre che non esiste. Un padre negherà che il figlio è morto perfino di fronte al suo cadavere in obitorio, e qui non c'è alcun cadavere, non c'è alcun morto, c'è solo - ci dicono - una persona ufficialmente dispersa ma allo stesso tempo dichiarata, non si sa perché e a quale fine, sicuramente già vittima, ovvero morta.
Scusate ma questa storia della ragazza di Sulmona non sta in piedi nemmeno con i puntelli e non c'è bisogno del Tenente Colombo per capirlo. 
Preparate il luminol e guardate l servizio andato in onda ieri sera nel TG di Mentana. 


Una ragazza "che aveva scelto il mondo", che era andata a Berlino perché "è la città che offre più possibilità ai giovani", che si era laureata in mediazione culturale, che difendeva i migranti, che aveva postato questo tweet con l'estratto del film dove si afferma "Vada via dall'Italia, prima che sia troppo tardi."
Una ragazza che "sicuramente" ha fatto la stessa fine dell'altra ragazza, quella morta al Bataclan. Sicuramente. Anche se ufficialmente è solo dispersa e non ci sono cadaveri da riconoscere ma "occorrerà l'esame del DNA" per avere la conferma. Di cosa, visto che non ci sono frammenti? Solo un cellulare lasciato sul luogo della strage, come i soliti documenti dell'attentatore lasciati sul TIR "assassino". Come nella Citroen di Charlie Hebdo, come tra le macerie del World Trade Center, come a Nizza. Il solito fottuto copione. Un TIR al quale, anche stavolta, si è attribuita una volontà omicida alla "Duel" e il cui austista, come nel film di Spielberg, non si vede mai. La personalizzazione della macchina e la depersonalizzazione del guidatore. La vertigine dell'assurdo. Un gioco crudele.



E' possibile credere a questa narrazione, così astutamente strumentale e in fondo così oscena? 
Con tutta la buona volontà, no. Non posso credere al padre che non pretende nemmeno la prova inconfutabile della morte della figlia ed è già rassegnato al peggio. Non esiste, non è possibile. E' contro ogni logica e ogni regola dei rapporti affettivi. Non parliamo di quelli sacri tra genitori e figli. Ci sono famiglie che ancora apparecchiano il posto a tavola per il figlio che è sparito da quarant'anni, confidando ogni giorno in un suo ritorno. 
Non so sinceramente cosa augurarmi, riguardo a questa storia. Che questa ragazza sia viva e attorno a lei si sia creato solo un grosso imbarazzante equivoco, oppure che non esista. Che sia un avatar, un esperimento crudele di manipolazione della credulità umana, o un crisis actor, un personaggio costruito a tavolino al quale è stata assegnata una parte. Perché se la propaganda si spinge davvero fino a questi livelli, facendoci capire che è in grado di materializzare o, al contrario, di far scomparire le persone, oppure, nel caso sia veramente morta per terrorismo, di grufolare senza vergogna sul cadavere di una ragazza, vuol dire che "loro" sono capaci di tutto e pronti a tutto.


P.S. Qualcuno si domanderà: ma allora i merdia producono fake news? Certo, anche alcuni derivati come le fake news al quadrato e le fake news al cubo.
Fake news al quadrato: Repubblica scrive "lo dice la CNN".
Al cubo: Repubblica scrive: "secondo fonti dell'Intelligence, riportate dalla CNN..."


PP.SS. Hanno confermato la morte della ragazza. Allora potrebbe essere vero ciò che mi avevano riferito poco fa, e cioè che lo si era saputo fin da subito ma si è scelto di fare un po' di ammuìna. E perché? Per permettere ai merdia di grufolare sull'ennesimo Isacco sacrificato sull'altare UE, Erasmus, ecc.? 
Ecco, vi prego, risparmiatemi l'atroce eventualità della Sindrome di Abramo.  Queste famiglie dovranno pretendere giustizia, non accettare il ruolo delle vittime sacrificali per i loro figli in nome del "sogno".

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